"IL MONDO, ME SCOMPARENDO, AVRA' BISOGNO ANCORA DELL' IDEA CHE E' STATA E SARA' LA PIU' AUDACE, LA PIU' ORIGINALE E LA PIU' MEDITERRANEA ED EUROPEA DELLA IDEE. LA STORIA MI DARA' RAGIONE"

MUSSOLINI

mercoledì 15 marzo 2017


E’ morto Antonio Guerin, combattente della Repubblica Sociale Italiana, volontario delle Brigate Nere e direttore del mensile La Sentinella d’Italia. Ben lontano dalla caratura degli squallidi personaggi neofascisti del dopoguerra, Antonio Guerin è stato un fustigatore indefesso di questa italietta nata dalla Resistenza. Amico di Leon Degrelle, fervente antisionista e anticapitalista, è stato un Fascista che non ha mai rinnegato la propria fede, nè le proprie scelte. A lui si deve, tra l’altro, la pubblicazione di opere revisioniste di estrema importanza.
L’ultimo bel ricordo che ci ha lasciato è “L’ultima raffica”, un bel romanzo che aiuta a comprendere i valori di coloro che si arruolarono nella Repubblica Sociale Italiana.
Salutiamo Antonio e ricordiamolo con onore.




E' morto Antonio Guerin, la Sentinella d'Italia

E' morto Antonio Guerin, combattente della Repubblica Sociale Italiana, volontario delle Brigate Nere e direttore del mensile La Sentinella d'Italia. Ben lontano dalla caratura degli squallidi personaggi neofascisti del dopoguerra, Antonio Guerin è stato un fustigatore indefesso di questa italietta nata dalla Resistenza. Amico di Leon Degrelle, fervente antisionista e anticapitalista, è stato un Fascista che non ha mai rinnegato la propria fede, nè le proprie scelte. A lui si deve, tra l'altro, la pubblicazione di opere revisioniste di estrema importanza. Il suo Sentinella d'Italia è stato uno dei mensili più genuini e vigorosi del nostro pensiero. L'ultimo bel ricordo che ci ha lasciato è "L'ultima raffica", un bel romanzo che aiuta a comprendere i valori di coloro che si arruolarono nella Repubblica Sociale Italiana.

Salutiamo Antonio e ricordiamolo con onore.


Addio a Guerin, Sentinella d'Italia 

06.01.09 - Altro lutto tra i nostri gloriosi Reduci. Antonio Guerin, combattente della Repubblica Sociale Italiana ci ha lasciati.



Antonio Guerin, insostituibile direttore del mensile Sentinella D'Italia, è stato tra i più arcigni difensori dello spirito fascista. Uomo di grande coerenza e impeccabile determinazione, non si è mai nascosto di fronte alle persecuzioni subite nell'immediato dopoguerra, in una terra, come quella Giuliana, difficile da vivere.



A Monfalcone, in provincia di Gorizia, scriveva i suoi dirompenti editoriali; acerrimo nemico del liberismo capitalista, nonché fervente anticlericale, non usava mezzi termini nell'accusare ogni nemico dello Stato Sociale. Stimato amico di Léon Degrelle, di cui conservava gelosamente una foto insieme a lui.



È grazie a un editore come Antonio Guerin, se tante opere di Degrelle sono state pubblicate nel nostro paese. Lui, coraggioso editore, ricordò il generale da vivo e da morto, dedicandogli articoli che hanno ispirato in tanti giovani un vero e proprio ‘mito’ di Léon Degrelle.



Tra i suoi scritti, "L'Ultima Raffica", un bel romanzo per i giovani dei nostri tempi, utile a comprendere il vero significato di valori come Onore e Fedeltà, testimoniati dalla sua esperienza di vita che lo vide arruolarsi a soli 16 anni nella GNR, attraverso lo scambio del documento di identità con un maggiorenne, al fine di poter andare a combattere nella zona del Lago di Garda orientale. Non amava raccontare la sua vita, il suo nostalgismo quasi non si notava ma, avuto modo di confrontarmi con lui sui più svariati argomenti di attualità, era possibile capire il suo amore per la Patria, servita con assoluta dedizione, pur non essendogli mai stata riconoscente.



La Repubblica Italiana infatti, nata dalla "resistenza", non ha mai avuto il coraggio e soprattutto l'onestà di riconoscere Uomini come Antonio Guerin che, sprezzanti della morte si batterono per l'Onore d'Italia. Ma molto probabilmente, conoscendo Antonio, proprio da questa "Repubblica", non avrebbe mai accettato nulla. 

Addio Camerata Antonio. 

Ci ritroveremo un giorno...

Adriano Rebecchi



Due grandi camerati: Degrelle e Guerin

Ancora un pensiero su Leon Degrelle. Sono trascorsi quindici anni dalla sua morte e il suo mondo arde come un ceppo che buttato nel caminetto non si spegne, ma riscalda e emana una luce capace di illuminare pure gli animi delle persone. Leon Degrelle , un soldato che non si è mai tolto l’uniforme, come Enrich Priebke : l’ultimo prigioniero della seconda guerra mondiale. Si ricordano le persone che si amano e le persone che ci danno dei segni. Il suo pensiero è stato un riferimento per tutti i camerati, e lo sarà sempre. Oggi se ci dichiariamo camerati abbiamo l’onore di sapere chi siamo, non abbiamo bisogno di “ bere le acque”, ci sentiamo onorati di questo. A sentir la parola CAMERATA, sento i brividi in tutto il corpo e mi toccano l’anima, perché penso a quelli che sono morti, a quei camerati il cui sangue ha bagnato la terra sacrificandosi, sacrificandola con il bene più prezioso che abbiamo: la vita. Ho pianto quando i miei camerati, e l’elenco è lungo, sono morti uccisi dal piombo comunista. Io non ho dimenticato la sofferenza di quelle madri. Come posso cancellare un dolore così forte e umano come quello di un camerata caduto.. Voglio ricordare i vari momenti della vita cameratesca. Non dimentico l’uomo che non ha mai abbandonato i suoi soldati, i suoi camerati, i tanti a cui ha dovuto inchinarsi davanti alle tombe dei suoi soldati. Un soldato che muore in battaglia non muore mai, in particolare non muore per il suo comandante. Leon Degrelle fino all’ultimo giorno della sua sofferta esistenza ha indossato sempre l’uniforme. In una sua poesia un poeta Norman Zoia scriveva :

“ Un pugno di soldati stanchi, affranti, solo l’ardimento che un po’ li rincuora,hanno appena sepolto l’amico Krahanz tra i santi e il brillar di una stella sulla croce tedesca taglia la radura. Scavata a mani nude sotto un acero nel muschio umido quell’ultima dimora, il freddo nelle ossa è come un cantico: un gesto, una promessa, una preghiera. Ma è già tempo di andare, il fronte che li aspetta, la battaglia infiamma e sulla destra il fiume scorre ancora. ..”

Quante volte rischiando la pelle ha soccorso un suo soldato, e si è commosso davanti alla grande fedeltà dei suoi camerati. Devo la mia conoscenza dell’opera storica e letteraria di Leon Degrelle ad un altro camerata Antonio Guerin, una persona molto semplice che conobbi trenta anni fa. Tre anni or sono lo rividi a Monfalcone e mi accolse nella sua casa come un caro amico. Quel giorno parlammo ancora a lungo di Leon Degrelle. Lui l’aveva conosciuto attraverso le sue opere e di persona a Madrid. Antonio Guerin ci ha lasciati il 3 gennaio di quest’anno. Una morte silenziosa, una morte che si sentiva dentro, come se lo avesse avvertito. Poco prima di lasciarci, mentre si trovava degente all’ospedale di Gorizia chiese ai medici la possibilità di rientrare in famiglia per qualche giorno, dalle sue sorelle che gli avevano sempre dato tanto affetto. Quando giunse a sua casa, debole e tanto stanco, chiese di sedersi nella sua vecchia poltrona, e in quell’ultimo atto morì. Come il soldato che vuol ritornare a casa per morire nel suo letto. Il camerata Antonio Guerin mi fece conoscere tutti gli scritti storico letterari di Leon Degrelle e lui ne fu il primo editore. Tale lavoro ha contribuito a far conoscere la storia di questo grande personaggio prima che venisse alterata dagli scritti dei vincitori. Una storia fatta di esperienze personale, di contatti coloro che hanno scritto tante vicende. Il Guerin è stato uno scrittore limpido, onesto e lo ha dimostrato nella sua opera “ L’ultima raffica”. I suoi amici camerati lo hanno voluto ricordare con uno scritto accompagnato dalla sua foto dove si vede che tiene in mano ancora un’ immagine di Leon Degrelle in divisa da Generale, accompagnata da una dedica. Non ha mai dimenticato il suo amico Leon Degrelle, tanti invece hanno dimenticato Antonio Guerin e non avrebbero dovuto farlo. Ora si sta riscrivendo una nuova storia nella quale anche a destra si inneggia all’antifascismo e ai valori della resistenza, e non nego che in certi momenti mi pare d’essere diventato matto. Posso capire che nella vita tutto debba mutare, ma non posso capire che gli ideali traballino Io sono sempre stato di destra, da sempre additato come fascista. Mi auguro, come dicevano un tempo, vorrei che il mio ultimo respiro fosse fascista, sono tra quelli che considerano un uomo come Benito Mussolini un grande statista e si onora di averlo sempre pensato. Spiace che adesso si voglia cancellare tutto, rinnegando il passato. Ripensando ad Antonio Guerin, credo che giunto davanti a Dio gli abbia chiesto subito notizie di Leon Degrelle. Egli è morto con questo personaggio nel cuore. Un Leon Degrelle che esortava a pensare continuamente al valore della vita perché questo era lo strumento postoci per forgiare la nostra volontà. In questo tempo di riflessione economica, credo faccia bene allo spirito il ritorno alla natura, alla semplicità, ai valori della lealtà, del cameratismo e della tradizione. Valori che Leon Degrelle ha sempre irradiato nei suoi scritti . Uno scrittore di cui ignoro , in un suo scritto elogiando il mondo dei libri diceva “ Mi stanno innanzi, amici silenziosi e loquaci insieme, ubbidienti e ordinati, conforto del mio spirito. Li ho acquistati con sacrifici, li tengo con cura e li amo quasi gelosamente. Non tradiscono, non sparlano non vedono ; consigliano, educano, amano. Beato chi vive tra i libri : pochi e buoni perché possono formare un carattere e una coscienza… Come può vivere un uomo senza libri specie nei luoghi di solitudine e d’isolamento? Con essi si parla, si pensa, si ricorda, si piange, si ama, si vive. I libri ci ricordano e ci fanno rivivere i giorni più belli del nostro passato, quando ingenui andavamo incontro all’avvenire misterioso. Ci ricordano le esperienze, le lotte, il complesso misterioso della vita che ogni giorno affannosamente viviamo e preparano con maggior esperienza per quel tanto che ancor ci rimane di vivere”. Ora che la destra sta mutando pelle credo che verrà alimentato il mercatino dell’antiquariato. Un militante che aveva certi ideali che passavano attraverso il cameratismo, il fascismo, Benito Mussolini deve liberarsi dei libri che rappresentano il “ Male assoluto”. Una vera biblioteca non può avere libri che richiamino al passato al vecchio Movimento Sociale, alla fiamma che ora è spenta, ma che arde ancora per quelli che adesso l’alimenteranno con più forza. Consiglio ai camerati di frequentare i mercatini dell’antiquariato perché ora è stagione di caccia. Spero che i giovani imparino a conoscere attraverso le sue opere chi è stato Leon Degrelle e cosa ancora rappresenta. Non bisogna dimenticare l’importante opera “ MILITIA” , determinante per un giovane che si apre alla vita. Mi permetto di consigliare la lettura di opere di grandi scrittori come : Ernst Junger, Von Salomon, Pierre Drieu La Rochelle, Codreanu, Celine, Knut Hamsun, Brasillach e tanti altri. Elzra Pound diceva che chi non ha il coraggio delle proprie idee… . Il comandante Degrelle che ha sofferto e provato tutto “ Sul caminetto del mio esilio ho fatto incidere queste parole: “ Un po’ di fuoco in un angolino del mondo e tutti i miracoli di grandezza restano possibili. “ Tutto è possibile, ragazzo ragazza che mi ascolti , fede nella vita!”.

Emilio Del Bel Belluz





Addio a Guerin, Sentinella d'Italia.

Altro lutto tra i nostri gloriosi Reduci. Antonio Guerin,

combattente della Repubblica Sociale Italiana ci ha lasciati.

Antonio Guerin, insostituibile direttore del mensile Sentinella

d'Italia, è stato tra i più arcigni difensori dello spirito

fascista. Uomo di grande coerenza e impeccabile

determinazione, non si è mai nascosto di fronte alle

persecuzioni subite nell'immediato dopoguerra, in una

terra, come quella Giuliana, difficile da vivere. A Monfalcone,

in provincia di Gorizia, scriveva i suoi dirompenti

editoriali; acerrimo nemico del liberismo capitalista,

nonché fervente anticlericale, non usava mezzi

termini nell'accusare ogni nemico dello Stato Sociale.

Stimato amico di Léon Degrelle, di cui conservava gelosamente

una foto insieme a lui. È grazie a un editore

come Antonio Guerin, se tante opere di Degrelle sono

state pubblicate nel nostro paese. Lui, coraggioso editore,
ricordò il generale da vivo e da morto, dedicandogli
articoli che hanno ispirato in tanti giovani un vero e
proprio ‘mito’ di Léon Degrelle. Tra i suoi scritti,
"L'Ultima Raffica", un bel romanzo per i giovani dei nostri
tempi, utile a comprendere il vero significato di valori
come Onore e Fedeltà, testimoniati dalla sua esperienza
di vita che lo vide arruolarsi a soli 16 anni nella
GNR, attraverso lo scambio del documento di identità
con un maggiorenne, al fine di poter andare a combattere
nella zona del Lago di Garda orientale. Non amava
raccontare la sua vita, il suo nostalgismo quasi non
si notava ma, avuto modo di confrontarmi con lui sui
più svariati argomenti di attualità, era possibile capire il
suo amore per la Patria, servita con assoluta dedizione,
pur non essendogli mai stata riconoscente. La Repubblica
Italiana infatti, nata dalla "resistenza", non ha
mai avuto il coraggio e soprattutto l'onestà di riconoscere
Uomini come Antonio Guerin che, sprezzanti della
morte si batterono per l'Onore d'Italia. Ma molto probabilmente,
conoscendo Antonio, proprio da questa
"Repubblica", non avrebbe mai accettato nulla. Addio
Camerata Antonio. Ci ritroveremo un giorno…
Carlo Gariglio




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